Sig.re & Sig.ri: L’Anamnesi
Gli animali si ammalano, ma l’animale uomo viene risucchiato e letteralmente diventa preda della malattia. Come medico a volte mi sono chiesto, a proposito della malattia, per alcuni pazienti in particolare, se “potremmo farne a meno”?. Non sono certo della risposta.
L’anamnesi è la storia che il paziente racconta dei suoi problemi. È una sorta di storia naturale della malattia interpretata dal “proprietario” della condizione. Quando l’anamnesi passa su carta diventa fredda, quasi non c’è soggetto. Spesso non è scritta nemmeno in frasi, ma sbrigative formule verbali: femmina, 40 anni, diabetica scompensata, retinopatia, in soprappeso.
Potrebbe riferirsi ad un cane come ad una persona.
Un medico in media dopo aver chiesto al paziente: “mi dica come posso aiutarla?” Non lo lascia parlare più di 20 sec. ( in media 12 in una statistica americana che lessi tempo fa).
L’obbiettivo è tirar fuori quella formula verbale: maschio , 30 anni, iperteso, con cefalea ricorrente.
L’anamnesi, ci insegnavano all’univeristà, era la raccolta della storia e il momento più importante della visita; la diagnosi spessa la fa il paziente mentre racconta la sua storia. anche un paziente logorroico se lo si lascia parlare 5 minuti ti racconta tutto. L’anamnesi, secondo me, dovrebbe includere le seguenti due domande:
-che risultato sarebbe accettabile per lei?
-sarebbe disposto a collaborare con me?
Oppure qualsiasi altra domanda che introducano nella fotografia chi è il paziente e cosa vuole dal medico…
Tags: anamnesi, aspettative di risultato
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Maggio 31, 2008 at 11:49 am
c’era una puntata del telefilm Scrubs (ambientato in un ospedale privato americano) proprio su questo preciso tema.
Comunque il medico che si “visita” più spesso è quello di famiglia (della mutua), e per fortuna questi sono in molti casi, o diventano, amici.